Le Macchie di Rorschach

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Le macchie di Rorschach prendono il nome dal suo inventore, lo psichiatra svizzero Hermann Rorschach. Egli nacque nel 1884 a Zurigo, all’epoca “capitale della psichiatria”, dove operavano psichiatri del calibro di Eugen Bleuler e Carl Gustav Jung. In seguito Rorschach si avvicina ai circoli psicoanalitici, allora particolarmente vivaci in Svizzera e in Austria, ed inizia a sperimentare le differenti percezioni che soggetti diversi hanno davanti a macchie colorate.

Da qui comincia a chiedersi se il diverso modo di “vedere” le macchie possa essere legato a differenti dinamismi di personalità o problematiche psicopatologiche dei soggetti che vi si sottopongono. L’utilizzo di “disegni ambigui” per valutare la personalità di un soggetto è un’idea che risale a Leonardo da Vinci e Botticelli, l’interpretazione di macchie di inchiostro faceva parte di un gioco del tardo diciannovesimo secolo, ma quello di Rorschach fu il primo approccio sistematico di questo genere. Le ricerche sperimentali dello psichiatra durano molti anni, egli prova vari tipi di sequenze di macchie, e man mano ne raccoglie sistematicamente i risultati. Nel 1921 pubblica la sintesi delle sue ricerche nel volume “Psychodiagnostik” e l’anno successivo, a soli 37 anni, muore.

Nel corso del decennio successivo, psichiatri e psicoanalisti, europei e statunitensi, iniziano a sperimentare l’uso delle sue macchie standardizzate in ambito psicodiagnostico, ottenendo risultati clinicamente molto interessanti; negli anni ’30 e ’40 iniziano ad essere poste le prime basi dei diversi sistemi di “siglatura” del test, conosciuto oggi come il Test di Rorschach. Il reattivo di Rorscharch è un test psicologico proiettivo per l’indagine della personalità molto complesso sia per la somministrazione, sia per l’analisi dei dati e l’interpretazione dei risultati.

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